Solidarietà e poesia: la mia prefazione a Take Care progetto poetico di Santina Lazzara

Momenti che fermano un’attesa. Attimi che respirano una soluzione d’esistenza. Proclami che la vita ha già annunciato, oppure no. Dietro ogni parola un pensiero, dietro ogni verso un poeta.

Voci che vivono dietro l’angolo o in angoli remoti, poco importa, se a renderli vicini c’è il fascino della poesia.

 Voci che  reclamano una costante  attenzione, come il progetto che  richiama un rispetto dovuto perché s’inchina alla bellezza del giusto, alla fonte della solidarietà.

Solidarietà nel cercare gli altri, solidarietà nel rapportarsi con gli altri anche nella non facile ricerca della non meno difficile scoperta della verità che vi è in noi.

Iniziative come questa, quindi, lasciano dentro un retrogusto dolce, pur nella consapevolezza amara di vicissitudini che investono il genere umano.

Abbiamo, bisogno che il componimento diventi il giusto viatico per affrontare le inquietudini che affollano la società, che offuscano il contatto con chi è più sfortunato,  che vanificano il quotidiano.

La piacevolezza della scrittura, la dolcezza della parola non deve incatenare ciò che ci rende apparentemente diversi, poiché la poesia è arte e l’arte non ci fa sentire poveri o soli, bensì ricchi di quel mistero ineffabile da condividere.

Così, grandi nomi della letteratura hanno scritto col sangue i loro versi, dopo le torture subite, in pezzi di giornali o sui muri, per obliare l’odio che i regimi dittatoriali riversavano su di loro. Alla violenza hanno reagito con il verso, alla morte con grida silenziose, urlate solo attraverso i loro scritti o con quelli di chi li aspettava fuori dalle mura, fuori dalle carceri.

E, a loro, fa coro la voce di quanti ogni giorno denunciano ingiustizie, di quanti ogni giorno si fanno portavoce di dissolutezze mascherate da ideologie imperanti.

Sappiamo bene, infatti,  che l’amore nel senso più ampio e completo del termine, chiama amore in quel sodalizio ineguagliabile che nell’impegno civile si stempera.

Bandito l’autocompiacimento, largo ai colori veritieri dell’impegno civile, per un immaginifico girotondo che incornicia la terra in nome di una poesia che tutto svela.

                                                              Rita Caramma

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Informazioni su Rita Caramma

Giornalista, scrittrice, poeta, autrice di testi teatrali, critico letterario e d'arte contemporanea. Collabora, tra l'altro, con "La Sicilia", "Art a part of culture" e "Frammenti di pace". Pubblicazioni: per la poesia "Nella mia ricca solitudine" ( Il Filo - Roma - 2005), "Retrospettive dell'inquietudine" (Zona - Arezzo - 2008), la poesia in rima "Il ragno" (Artencircolo - Acireale - 2007). Per il teatro: "Vestale di maschere" (Zona - Arezzo - 2010). Il 2016 è l'anno dell'autoantologia poetica "Ti parlero' d'amor" (Drepanum - Trapani). Per la narrativa "Tecla" (Youcanprint ed. 2017). E' appena edita la raccolta di poesie "Parole di carta, parole di cartone" (Youcanprint ed.) . Ha curato la raccolta di poesie "Sicilia tra versi sparsi" (Giulio Perrone ed.) e la raccolta di racconti "Voci di Sicilia". Nel 2017 ha collaborato all'ottimizzazione dei testi per dieci documentari sugli immigrati italiani a Mar del Plata per una produzione italo-argentina. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari a livello nazionale e internazionale, tra questi, nel 2010 il premio "Ercole Patti". Per contatti, potete andare sul profilo omonimo di facebook o sulla pagina di cultura e spettacolo della stessa, sempre su facebook, dal titolo "Qualcosa da dire", oppure potete scrivere a ricaram@libero.it

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